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In Calabria, terra di cultura e del vino, le Cantine Lavorata 2018-01-03T20:38:31+00:00

9 Scilla RC 3Estremo lembo della penisola italica, protesa tra il mar Tirreno e lo Jonio, la Calabria è divisa dalla Sicilia dal mitico mare di Scilla e Cariddi attraverso cui passarono le navi di Ulisse.
I visitatori possono godere di paesaggi naturali incontaminati, costituiti da boschi secolari, mentre come presepi viventi, i paesi dell’entroterra furono edificati su rupi, per essere più facilmente difendibili dalle incursioni dei saraceni.
Terra ricca di storia, cultura, archeologia, la Calabria è un museo a cielo aperto, secondo l’affermazione dell’illustre Paolo Orsi. Il percorso delle passate civiltà si snoda dal paleolitico, documentato dal bisonte della “Grotta del Romito”, al neolitico, per poi passare alla protostoria, con i Pelasgi che produssero la cultura di “Enotria”, ossia la terra del vino. Dai Pelasgi discesero gli Itali, da cui la parte più meridionale della Calabria attuale fu chiamata Italia.
Un riscontro tangibile della protostoria è stato evidenziato da scavi archeologici a Roccella Jonica negli anni settanta del Novecento, quando furono scoperte delle tombe con corredi funerari ricchissimi, specie per le donne, che evidenziarono i contatti frequenti della costa della Calabria con il mondo Miceneo.
12 Monasterace RC Kaulon (1)A partire dalla metà del VIII Secolo a.C. (750) arrivarono dalla Grecia coloni Calcidesi,  che fondarono la città di Reggio e poi coloni Achei, che fondarono Sibari, Crotone, Scillezio, Kaulon e Locri, che a loro volta diedero vita alle sottocolonie di Scidro, Terina, Ipponio e  Medma sulla costa tirrenica.
Da Sibari, partirono i coloni che diedero vita a Posidonia, poi Paestum.
Le colonie citate, diedero origine alla favolosa civiltà della Magna Græcia, che superò quella della madre patria. Espressioni di essa furono la scuola pitagorica di Crotone, quella scultoria che quasi sicuramente ideò le statue dei due guerrieri bronzei risalenti al V secolo a.C., scoperti  nelle acque del mare di Riace e quella giuridica di Locri (Zaleuco).
I coloni trasferirono nella attuale Calabria gli usi, i costumi e i modelli di vita della Grecia. Furono portati i sistemi produttivi della madrepatria e principalmente la coltura della vite e dell’ulivo.
28 Roccelletta CZ Santa Maria delle Roccelle 21Il seme della discordia s’impossesso delle ricchissime colonie greche, che produsse guerre intestine che portarono al suicidio della civiltà della Magna Græcia. Crotone annientò Sibari, che a sua volta aveva distrutto Siri, mentre interminabili guerre furono portate avanti tra tutte le città elleniche.  Di tali lotte fratricide si avvantaggiarono, prima i Bretti (o Bruzi) poi i romani, che all’inizio del III secolo a.C. arrivarono sullo stretto di Messina.
Con la conquista romana, il territorio fu trasformato e il modello di sviluppo agricolo si basò sui  latifondi, in cui sorsero le ville rustiche, mondi straordinari e autonomi da ogni punto di vista. Sulla costa Jonica, ricordiamo la Villa di Casignana e quella del Naniglio di Gioiosa Jonica, all’interno delle quali si producevano olio, grano ed in particolar modo vino.
Dopo la caduta dell’impero romano, l’imperatore bizantino Giustiniano occupò buona parte dell’Italia, strappandola agli Ostrogoti. La Calabria (o Bruzio) divenne una delle aree più sviluppate dell’Impero e di tutta l’Europa.
Rappresentò ai massimi livelli il movimento Basiliano, ossia, l’ordine monacale fondato da San Basilio di Neocesarea sul Ponto. Nel periodo di massimo splendore fiorirono 400 monasteri, centri di cultura superiore. I basiliani furono anche straordinari agricoltori e impiantarono vigneti, uliveti e boschi di castagni.
In correlazione con il monachesimo basiliano e la chiesa greco-ortodossa, negli anni novanta del Novecento, da Monte Athos, il centro spirituale più importante della  suddetta religione, arrivò a Bivongi padre Cosma, spronato a venire in Calabria da un egumeno (autorità ecclesiastica di rango elevato) morente, che ebbe in visione la nostra terra, prima di spirare: “Ti supplico Kosmas, va nella nostra Terra Santa (per i greci-ortodossi  la Calabria è Terra Santa, che diede i natali a tanti santi italo-greci, venerati in Grecia, in Russia, in Romania, Bulgaria, in Ucraina; alcuni di essi parteciparono alla fondazione di Monte Athos, il luogo più sacro dell’ortodossia) perché essa è immersa nel buio ed ha bisogno di noi per essere rischiarata dalla luce”.
17 Stilo RC La Cattolica2E Kosmas venne ed ottenne dal comune di Bivongi i ruderi del monastero di San Giovanni Therestis, che con amore ripristinò e riconsacrò all’ortodossia. Vicende successive portarono padre Kosmas lontano dalla terra che considerava “sua” e fu mandato in Anatolia (Turchia) nella chiesa del silenzio, ossia tra cristiani che devono pregare in clandestinità.
Nel 2010, ancora con la speranza di ritornare a Bivongi, morì all’improvviso in una cella di un monastero a Monte Athos. Ancora, in tutta la valle dello Stilaro, a Stilo, Bivongi e Pazzano, si respira la spiritualità bizantina e si beve, da sempre, vino estratto da vitigni greci.
Fondamentali, nella vinificazione sono il Greco nero, la Greca bianca, il Magliocco, la Malvasia, l’Inzolia, il Moscatello bianco (Muscarella) ed il Moscatello nero, la Pedilonga (Gaglioppo). Con questa sorprendente realtà, si confrontano, collaborando, le Cantine Lavorata.
15 Gerace RC Cattedrale 171A partire dal IX secolo d.C., iniziarono le incursioni arabe o saracene, che rappresentarono l’inizio della fine della civiltà bizantina in Italia. I bizantini prima e poi i longobardi, che si erano stanziati anche in Campania, chiamarono dalla Francia i formidabili guerrieri normanni, originari della Danimarca e della Norvegia.
Tra costoro, si distinsero i fratelli Altavilla che con Drogone, Guglielmo Braccio di Ferro, Roberto il Guiscardo e Ruggero occuparono tutta l’Italia meridionale e poi la Sicilia,  creando il fortissimo Regno Normanno.
Alla fine del dodicesimo secolo, l’ultima erede della dinastia normanna degli Altavilla, Costanza, a quasi trent’anni sposò il ventenne Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, della Casa Sveva, Imperatore di Germania.
I maldicenti, accusavano la Regina di sterilità e quando rimase incinta e fu l’ora di partorire, volle far nascere il proprio figlio all’aperto, di fronte a tutti i soldati di un contingente militare; da Costanza e da Enrico nacque lo “Stupore” del mondo, Federico II di Svevia.
I dissidi, tra Federico II e il papato, favorirono, dopo la morte dell’imperatore, l’arrivo in Italia meridionale di Carlo D’Angiò, che distrusse il prospero  regno normanno-svevo. La dinastia angioina durò fino alla metà del quindicesimo secolo circa, quando arrivarono gli aragonesi. Dopo una guerra per il predominio tra francesi e spagnoli in Italia, agli aragonesi subentrarono gli spagnoli, con cui iniziò il periodo  più negativo della storia dell’Italia meridionale, nell’epoca moderna. Agli spagnoli, per un breve periodo, successero gli austriaci e poi per circa 120 anni i Borboni che favorirono la ripresa del Sud Italia fino a quando non arrivarono i piemontesi nel 1860.